Sabato 23 Set 2017
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La Storia ...

Se qualcuno andrà a guardare la copertina del numero di gennaio 1960 della appena nata rivista “Quattroruote” troverà la fotografia di una scassata Jeep MB che sta discendendo in piena estate in mezzo alla neve, dal rifugio Pirovano verso il passo Stelvio condotta dal gestore del rifugio e con a bordo 4 giovani.

Nel risguardo interno, nello stile ampolloso dell’epoca si legge: “Copertina: facciamo l’autocross. E’ una forma di automobilismo ancora poco popolare in Italia. Praticabile solo con le auto fuoristrada, si arriva, in terraferma, dappertutto: alle coste dirupate, nelle intricate foreste e su su fino alle cime più libere, sulle montagne sempre coperte di neve, dove il cielo risplende più puro”.

Era l’alba di quello destinato, negli anni seguenti, a diventare un fenomeno di grande importanza. Io, all’epoca, non avevo ancora 14 anni. Ma da sempre provavo una fortissima attrazione per questi veicoli a quattro ruote motrici: ne conservo ancora un modellino in legno, di eccellente fattura artigianale, che mi avevano regalato e con cui ho giocato ai tempi delle elementari.

In quegli anni i mezzi fuoristrada erano rari: chi ne aveva uno poteva andare dovunque. Ho percorso itinerari ora irripetibili nei boschi, in tratti d’alta quota, sulle spiagge d’inverno e fino alle nevi del rifugio Livrio (agosto 1968) dove ho tenuto la mia Willys per una settimana.

Ma voglio restare qui a Padova per raccontarvi come sia nato il movimento che ha poi originato il nostro Club.

Nel novembre 1963 Roberto Saia, giovane studente universitario di Medicina, acquista a Susegana per 300.000 lire una Willys ex militare ricondizionata.

Sono i tempi della goliardia più sfrenata e la si vede circolare per il centro di Padova con la scritta “POLIZIA GOLIARDICA” sotto il vetro seguita da una fila di matricole incatenate al gancio di traino. Già nel 1964 egli con questa macchina (senza chiusure e praticamente allo stato militare), compie un primo viaggio fra Algeri, Fes-Marrakesch e Tangeri con ritorno in Italia attraverso la Spagna e la Francia.

L’anno successivo, nel 1965, adocchio a Padova l’M-38 di un altro futuro medico, Franco Vignoletti.

La “famiglia” cresce, si organizza. Tant’è vero che nel 1966 2 Willys con un carrello ora ex militare, una condotta da Roberto Saia, l’altra da Emilio Sartori, pure universitario di Medicina, arrivano fino a Kabul. Con loro i passeggeri Vanni e Sandro Negriolli, Sandro Bonardi e Gianni Guerra, un viaggio allora in pieno Medioevo. La spedizione attraversa avventure incredibili che potrebbero uscire dalle pagine di un libro di Conrad.

Quell’anno nessuna delle 2 Jeep rivede l’Italia, Roberto resta bloccato a lungo in Afghanistan, dove ritornerà con Emilio Sartori nel 1967 a riprendere i 2 mezzi.

Nel giugno 1967 (quando io frequentavo il secondo anno di università) porto a casa la mia M-38, restaurata, marciante. Targa PD/183333. E’quella che vediamo nello stemma S.F.E. Ci si comincia a trovare, radunare, ciascuno dà agli altri i propri consigli, comunica le proprie esperienze.

Franco Vignoletti tiene sempre un legno di 40 cm. vicino al serbatoio per difendersi con la mano sinistra dai cani che cercano di mordere quando si passa vicino a certe abitazioni rurali dei colli Euganei. Presidio che adottiamo in molti.

Nel 1969 Mario Bagarin, Sandro Bonardi e Fausto Pezzato (allora giornalista del Gazzettino di Venezia) con il solito Roberto Saia attraversano il Sahara con una Campagnola Fiat passolungo messa a disposizione dalla Fiat di Torino.

Nel settembre 1970 io organizzo una vera e propria gara di velocità in un fondo collinare vicino al Settimo Cielo. Intervengono più di 150 persone come si può vedere da una fotografia scattata alla partenza, e ci sarà un articolo sul Gazzettino.

Ricordo che nel 1972 Gianfranco Vignoletti parte con il suo CJ-3 telonato fornito di un apposito rimorchio: attraversa l’ Italia e scende lungo tutta la costa atlantica dell’Africa fino a Cape Town, per risalire poi fino ad Asmara (Eritrea) sul versante dell’Oceano Indiano. E’ anche per questo che la tessera n. 1 del Club viene rilasciata a lui.

Poiché le nostre gite partono spesso da casa mia, e poiché sui colli abbiamo fatto tutti le nostre prime esperienze ed i percorsi più impegnativi, io voglio che il Club abbia il nome di “Sodalizio Fuoristradisti Euganei”, nome che ho indicato nel primo atto notarile di costituzione dell’associazione, che il 17 marzo 1975, abbiamo sottoscritto davanti al notaio Ziliotto di Padova (io, Giacomo Turcato, Donato Sartori lo scultore, Carlo Barotti il maestro della Vitaliano Lenguazza e Franco Martella), con tanto di Statuto e Regolamento (suggeriti dalla F.I.F.).